Paure: esistenziali, "Gesù cominciò ad avere paura"
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Mc 14,33: "Gesù cominciò ad avere paura e angoscia".
Un Vangelo da far paura! E' giusto vivere di
paure nella vita? Esistono paure finte e paure vere? E tra le paure vere ce ne
sono di "facoltative" e di necessarie! E che risposta offre Gesù
nell'ultima riga di questo Vangelo alle nostre paure?
Certo, ci sono paure finte: sono quelle delle
persone ansiose, che hanno sempre paura di scivolare da una scala o di
prendersi tutte le malattie che leggono nell'enciclopedia medica.
Ci sono paure "facoltativa" ma
vere, nel senso che intravvedono pericoli probabili ma veri, come la paura di
perdere il lavoro, o di essere traditi da un amico.
Ci sono poi le paure
necessarie: sono quelle paure che abbiamo proprio il dovere di sentire, per non
vivere sciocchi, superficiali e spensierati, come tutti i messaggi di questa
società consumista, omicida e suicida, vorrebbe farci vivere: la girandola del
commercio globale, per continuare a girare, ha bisogno di sciocchi e
spensierati che vivono nascondendo le paure necessarie. Quelle paure che si
chiamano esistenziali! La prima paura necessaria è quella di essere al mondo,
sperduti su questo piccolo granello di polvere a spasso nel vuoto
dell'universo, ciascuno di noi, dice la Bibbia, fiore sbocciato al mattino che
alla sera dissecca. E' forse saggio chi non ha provato la paura di essere al
mondo?
Paura necessaria è quella che ogni persona saggia ha di se stesso: se ti
guardi dentro, dice l'Apostolo Paolo, scopri in te una giungla di belve: le
passioni che combattono nel cuore contro l'amore e contro la felicità. E' forse
saggio che, una volta o l'altra, guardandosi allo specchio della propria
coscienza, sfogliando all'indietro le pagine della propria storia, non ha avuto
paura di se stesso?
Paura necessaria è quella di far male agli altri: "ma io non faccio
male a nessuno, anche se, forse neppure del bene!". Non faccio del male a
nessuno, neppure al capoufficio che mi sfrutta e alla suocera che rompe!
Ma è forse saggio chi non si accorge che,
accomodato e tranquillo in questa società che perfino nell'etichetta delle
scarpe o nella marca del computer ti informa che viviamo, noi benestanti, nutrendoci
del sangue dei Poveri, mantenere un gatto costa 50 volte di più che salvare un
bimbo in Africa.
E allora è
forse saggio, senza ribellarsi e combattere, docile e obbediente alle mode, chi
non si prende paura di sentirsi complice di un furto mondiale?