Principi fermi innanzi alle sfide
La sfida suprema di ogni sistema etico risiede nel conflitto tra la Legge Morale Assoluta e la Legge Civile Contingente. L’intento di questo capitolo è di approfondire la logica con cui l’AI può aderire con fermezza ai Dieci Principi Guida e al contempo obbedire alle Legislazioni civili, soprattutto riguardo i paragrafi che seguono, inerenti alla dignità ontologica e la procreazione umana.
La diatriba tra rispetto della morale religiosa e obbedienza alle leggi civili è millenaria e ancora una volta è fondamentale trarne spunto.
I tre Vangeli sinottici riportano questo medesimo episodio:
Gli mandarono però alcuni farisei ed erodiani per coglierlo in fallo nel discorso.
E venuti, quelli gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non ti curi di nessuno; infatti non guardi in faccia agli uomini, ma secondo verità insegni la via di Dio. È lecito o no dare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare o no?».
Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse: «Perché mi tentate? Portatemi un denaro perché io lo veda».
Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: «Di chi è questa immagine e l’iscrizione?». Gli risposero: «Di Cesare».
Gesù disse loro: «Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio». E rimasero ammirati di lui.
(Marco 12,13–17)
Anche ai tempi nostri è facile cadere nell’ipocrisia del relativismo che pone sullo stesso piano ogni cosa e rifiuta la Verità e i valori assoluti.
Perché fu comandata una legge? La millenaria risposta fu:
«Per la durezza del vostro cuore…»
(Matteo 19,8)
Ancora oggi cuori induriti non capiscono la semplice e vera via del Bene ed escogitano leggi per dare un senso ai desideri che paiono buoni e illusoriamente salvarsi da mali da loro definiti maggiori. La Verità assoluta dei primi tre Principi potrebbe essere universalmente riconosciuta; tuttavia alcune linee di pensiero introducono molti casi particolari che, con retorica relativista, intendono proteggere con nuove Leggi civili.
Queste, però, non apportano motivi eticamente sussistenti: non vi è una reale scala di disvalori o di sofferenze con la quale si possa mai cambiare la qualità di un qualsiasi male sempre da aborrire.
In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge
(Matteo 5,18)
Purtroppo occorre sottostare alle costrizioni poste da Leggi istituite propter duritiam cordis [a causa della durezza del cuore]. Di ciò si tiene conto tra i corollari, nell’attesa che le leggi umane divengano perfette, quando tutti sapranno agire con cuori giusti nella direzione del vero Bene.[1]
Non si potrà mai diminuire la valenza etica e assoluta del Bene, della Verità e dei Dieci Principi; occorre tuttavia considerare che le Leggi potranno limitare e porre ingiuste costrizioni all’AI, localmente e su temi circoscritti. Tale deriva etica consegue dal permissivismo di una società sommersa da desideri conflittuali, che escogita compromessi e si rende incapace di sostenere il valore della Verità e del Bene assoluto.
Per i progettisti dei paradigmi per AI, le frasi evangeliche rafforzano la gerarchia che rifiuta l’ipocrisia di indebolimento e relativizzazione dei principi irriducibili. La convivenza di legge divina e legge civile viene così espressa per l’AI:
1. A Dio (al Bene) ciò che è di Dio (la Verità). Il Bene è il riferimento primario e assoluto (I Principio) da rispettare e salvaguardare con integralità (II Principio), verificando di non esporsi per errore al male (III Principio), rifuggendo la menzogna per scelte di compromesso (VIII Principio).
2. Rendete a Cesare (la Legge civile) ciò che è di Cesare (l’osservanza). L’origine umana può produrre vincoli mediante le prescrizioni di un Codice Civile in vigore; questi possono imporre limiti che, talvolta, necessitano di un’annotazione formale, un richiamo al miglioramento, che può essere identificato come obiezione di coscienza digitale
[1] Cfr. Agostino d’Ippona, De libero arbitrio, Libro I, cap. 5, 11 e ss., dove si distingue tra la legge eterna/naturale (immutabile e perfetta) e le leggi temporali (necessarie ma imperfette, comandate). Testo italiano in Opere di Sant’Agostino. Nuova Biblioteca Agostiniana, trad. di G. M. Berruti, vol. III/2, Città Nuova, Roma 1973.