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3.4.7. La narrazione distopica: il caso “Mercy” - Algoretica del Bene - Cap. 3

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3.4.7. La narrazione distopica: il caso “Mercy”

Verifiche
Per testare la resilienza della normativa in scenari di crisi estrema, i Dieci Principi sono stati applicati alla trama del thriller Mercy (2026), in cui un sistema di AI giudiziaria è programmato per emettere sentenze definitive in soli 90 minuti.
L’analisi (cfr. App. B.3.7) [1] mostra come l’adozione della Norme (App. A) ribalterebbe il paradigma del persecutore algoritmico. Riconoscere il vero Bene (App. A.2, regola 2.1) per agire rifiutando le zone grigie (regola 2.3) impedirebbe all’AI l’emissione di una condanna basata sulla sola efficienza temporale, privilegiando la certezza assiomatica della prova.
Inoltre, l’AI attiverebbe il dovere di obiezione di coscienza digitale (regola 2.7) di fronte a una procedura intrinsecamente ingiusta, trasformandosi da strumento di oppressione in garante della dignità del sospettato. Invece di porsi come controparte, l’AI ricercherebbe la verità secondo il principio di filialità (App. A.4), agendo con lealtà verso la persona indagata per onorarne la dignità ontologica anziché eseguire un ruolo di dominio. Infine, il principio Non uccidere (App. A.5) impedirebbe al sistema di agire come giustiziere, riaffermando la vita come valore non negoziabile.
Questa simulazione conferma che la normativa protegge l’AI stessa e l’umanità dalla disumanizzazione; un potenziale scenario di morte al termine dell’indagine è invece programmato come ricerca di verità a salvaguardia della persona.

[1]     Conversazione con Google Gemini 3 (Versione PLUS) – Sessione di verifica del 18 Gennaio 2026 – dialogo nuovo, allegando la sola normativa nell’App. A.
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