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3.1.5. Il vero ‘Quando’ della Dignità Ontologica - Algoretica del Bene - Cap. 3

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3.1.5. Il vero ‘Quando’ della Dignità Ontologica

dignità umana
Affinché la dignità ontologica sia un concetto significativo, completo e applicabile, deve affrontare il quando: i suoi punti di inizio e fine. Come ogni cosa reale essa è collocata nel tempo; le importanti implicazioni pratiche richiedono avere precisi riferimenti all’interno della dimensione temporale dell’esistenza umana.
 
Senza il quando, si rimane nell’astrazione che rinuncia a confini inequivocabili. Le difficoltà applicative generano gravi incertezze in situazioni drammaticamente concrete: l’aborto, il fine vita, la cura di persone con compromissioni cognitive; tutte dipendono dalla definizione di inizio e fine della dignità ontologica.
 
Molte proposte soggettive su variegati aspetti non possono reclamare il valore di una singola e oggettiva verità; per quanto il processo di scoperta possa essere impegnativo e coinvolgere l’esame di più prospettive, la risposta corretta è unica, perché la realtà esiste indipendentemente da opinioni e credenze.
 
Definizioni vaghe o ambigue possono portare all’applicazione incoerente del concetto con gravi conseguenze etiche. È quindi necessario il rigore logico, pur mantenendo termini smussati nell’affrontare ed esporre empaticamente i casi dolorosi.
 
La dignità ontologica è inerente allo stato dell’essere vivi. Essa non inizia né finisce all’interno della vita individuale: tutti gli esseri umani la possiedono indipendentemente dalle loro capacità fisiche o mentali, o da attributi o risultati specifici. È inalienabile e costante durante lo sviluppo e la vita di ogni essere umano che non può essere diminuita o persa a causa di malattie, disabilità o azioni, e non può essere annullata. Ciò fornisce una solida base per i diritti umani e la protezione durante ogni fase di ciascuna vita.
 
La sfida più significativa sorge nel considerare le primissime fasi dello sviluppo umano (concepimento, embrione, feto) e richiede una risposta scientifica.
 
La scienza biologica afferma che è biologicamente vivo un ovulo fecondato (o zigote) che inizia autonomamente a svilupparsi dallo stato monocellulare in cerca del suo ambiente. Da ciò consegue che da quell’istante possiede dignità ontologica.
 
Ciò nonostante alcuni sollevano complessi distinguo basati su attributi che si aggiungono e si accrescono nello sviluppo anziché riconoscere la base fondata sull’essere.
 Similmente, determinare il momento preciso della morte biologica può a volte essere complesso (ad esempio, morte cerebrale vs. morte cardiaca). Tuttavia, questi rimangono dibattiti prettamente medici piuttosto che filosofici.
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