3.1.6. La verità scientifica sulla vita
dignità umana
La definizione di dignità ontologica deve essere acquisita e offerta con semplicità e coerenza per condividere la necessità di protezione per ogni persona, specialmente le più vulnerabili.
La dignità ontologica è intrinsecamente connessa all’essere vivi, e l’etica interroga le scienze naturali sulla verità della continuità della vita umana; ciò esclude le congetture riduzionistiche sui passaggi di stato espresse da alcuni pensieri quando risultano incoerenti derive dalla realtà accertata.
La definizione precisa di vita è cruciale per ogni dibattito esplorativo e costruttivo; la Biologia evidenzia la propria coerenza interna e fornisce come semi di verità le evidenze fattuali che rendono possibile la distinzione dell’essere vivo e umano da un altrimenti detto materiale biologico; tale definizione scientifica sarà in armonia con il concetto etico sulla dignità ontologica che sussiste per tutta la vita.
Epistemologicamente la scienza è oggettiva e fornisce un criterio chiaro e inequivocabile di vita in essere, senza alcuna influenza da fattori psicologici o sociali; essa fonda il concetto mediante fenomeni osservabili e misurabili, in linea con il metodo scientifico (evidenza empirica e analisi oggettiva), per l’inequivocabile distinzione tra entità viventi e non viventi.
Altri fattori, pur caratterizzando la vita, non influenzano l’esistenza stessa; la personalità, la coscienza, l’empatia o la socialità caratterizzano alcuni esseri viventi, ma non sono essenziali: un essere umano è biologicamente vivo anche se incosciente.
La Scienza lega così l’inizio della vita al concepimento (in cui si forma un nuovo essere con DNA proprio), che permane fino alla morte clinica. Ancorare la dignità a questi parametri biologici garantisce una chiarezza universale e ampiamente applicabile.