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3.2.2. L’ingiustizia nei desideri senza etica - Algoretica del Bene - Cap. 3

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3.2.2. L’ingiustizia nei desideri senza etica

Procreazione
I desideri individuali sono un punto di partenza inadeguato per il dibattito sui diritti e sulle politiche sociali. Spesso mossi da motivazioni demagogiche, chiedono un graduale riconoscimento dei cosiddetti nuovi diritti, alimentati da interessi economici e spinte popolari. Questo processo culmina in nuove leggi che creano nuove minoranze dimenticate e genera ingiustizie sociali e individuali, perché sostituisce la ricerca di Logica e Verità con la mera affermazione di una volontà emotiva.
 
Innanzitutto, l’ingiustizia emerge con la redistribuzione delle risorse da servizi essenziali per la sanità di base. Se il costo è elevato e i benefici riguardano i desideri di una minoranza, tale finanziamento diviene ingiusto verso la maggioranza che comunque contribuisce. Una legge in merito è quindi percepita come ingiusta; se poi non tutti i costi sono coperti o causa lunghe liste d’attesa, solo chi ha mezzi economici accede al servizio provocando una seconda ingiustizia.
 
Ciò avviene soprattutto quando la scala dei valori viene alterata, ma a svantaggio dei principi etici e dei bisogni da riconoscere, per esempio il diritto alla genitorialità opposto al diritto del nascituro. Queste tensioni portano alla percezione di ingiustizie da chi trova leso il proprio sistema di valori.
 
Un eccessivo focus sul desiderio e sul diritto individuale, senza un’adeguata valutazione del bene collettivo e delle implicazioni sociali a lungo termine, può portare a politiche che favoriscono la soddisfazione di desideri specifici a scapito della coesione o della sostenibilità della comunità. Inoltre, equiparare un desiderio a un diritto apre la strada a richieste sempre più ampie, in un effetto di pendio scivoloso senza limiti.
 
Occorre un monito pressante affinché sia istituito un dibattito con trasparenza etica e basato su dati oggettivi (economici, sociali, scientifici) quando si intende legiferare nell’ambito dei beni non primari, perché le aspirazioni dei singoli sono individualmente legittime, ma facoltative per la società. Altri sono elementi mandatori: la sostenibilità economica e l’equità nella distribuzione delle risorse, oltre ai valori fondanti della società che deve seguire principi etici per evitare che la ricerca di una giustizia ad hoc per alcuni si traduca in ingiustizia per altri.
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