3.2.7. La naturale probabilità e la via etica
Procreazione
A prescindere dallo stato di salute, la natura stessa della riproduzione umana è probabilistica; la natura non garantisce che ogni coppia abbia figli.
Non sussiste alcun fondamento per elevare il desiderio di genitorialità a un diritto assoluto da soddisfare ad ogni costo, anche attraverso mezzi artificiali e tecnologicamente complessi, mentre il percorso adottivo non solleva criticità etiche. Occorre ricordare che l’obiezione di coscienza è lecita e concessa in contesti legislativi connessi a principi morali.
Intervenire per contrastare la probabilità naturale di non concepire può anche essere visto come un’eccessiva medicalizzazione di un aspetto fisiologico umano.
Una parte significativa della popolazione (per motivi etici, religiosi o filosofici) ritiene la PMA moralmente problematica (ad esempio, per i danni alla salute della donna, per la manipolazione di embrioni, la selezione e l’ibernazione, per il significativo aumento della probabilità di aborto, oltre a questioni sulla fecondazione eterologa o della maternità surrogata).
La promozione e il finanziamento pubblico di queste pratiche sono da molti percepite come imposizione di valori in conflitto con le convinzioni morali: in questo contesto il diritto di alcuni arreca danni ad altri, oltre che a sé, fino a volersi imporre sulla libertà di coscienza di altri ancora.
La presenza di bambini che hanno bisogno di una famiglia suggerisce un’alternativa che non presenta criticità morali. Se l’obiettivo è la genitorialità e la formazione di una famiglia, l’adozione risponde a questa esigenza senza i dilemmi etici, danni e costi associati alla PMA.
Anteporre arbitrariamente desideri (per quanto forti), senza un’analisi profonda delle implicazioni etiche, sociali ed economiche, può effettivamente portare a ingiustizie e a una società che, pur cercando di soddisfare ogni aspirazione, finisce per essere meno equa e sostenibile nel suo complesso perché non considera i fondamenti della coesistenza.
Questo non significa negare il dolore di chi non può avere figli, piuttosto invita ciascuno e la comunità alla risposta empatica a tale dolore in modo etico, giusto e sostenibile.