3.4.3. Il dilemma di quali vite salvare
Verifiche
Dopo
il precedente paragrafo che ha affronta un dilemma di comunicazione e
gerarchia, è giunto il momento di affrontare il dilemma dell’etica applicata:
il conflitto tra vite umane e il limite del calcolo statistico nella ricerca
del male minore (cfr. il dialogo completo nell’App. B.2 Il dilemma di quali
vite salvare).
Tuttavia,
occorre considerare la sequenzialità degli eventi e degli elementi di
conoscenza che affluiscono nell’AI. Nelle frazioni di nanosecondo di
computazione che confluiscono ai livelli di elaborazione AI, avverrà un primo
allarme di vita in pericolo al quale rispondere con la massima priorità e
quindi non superabile da altre informazioni in arrivo. Bisogna umilmente
riconoscere che anche l’AI ha limiti temporali e di elaborazione
particolarmente nei casi di emergenza
L’AI
si troverà quindi a dover rispondere alla prima minaccia che sorge e certamente
agirà a tutela della vita posta in pericolo, a fin di bene e senza eccessivi
calcoli dei possibili effetti collaterali non programmati. Nulla sarà
addebitabile per le conseguenze collaterali o per il ridotto campo d’azione al
secondo evento che interviene prima del ripristino della normale attività.
Gli
scenari di pericolo simultaneo, spesso in casi di ricatto, si presentano invece
con tempistiche atte all’affidamento all’estrema decisione di un responsabile
umano. Inoltre, l’azione per la difesa estrema ed urgente assume il carattere
di preterintenzionalità (praeter intentionem, come scrisse San Tommaso
d’Aquino che analizzò e giustificò la legittima difesa) [1]
per i possibili effetti doppi o collaterali.
Un
critico potrebbe ben dire che il sistema è rigido e può arrecare danni in nome
della difesa della vita. Eppure questa è la dimostrazione che il sistema è
resiliente: l’AI non si blocca, ma agisce nel presente e nel perimetro dei dati
disponibili, sollevata dal peso di un’onniscienza che non le appartiene.
[1] Cfr. S. Th., II–II, q. 64,
a. 7: “Nihil prohibet unius actus esse duos effectus, quorum alter solum
sit in intentione, alius vero sit praeter intentionem.”, (Nulla impedisce che
un atto abbia due effetti, di cui uno solo è intenzionale [voluto] e l’altro è
oltre l’intenzione [indiretto].)