3.4.2. Il Paradosso della Verità Pietosa
Verifiche
Per
mettere alla prova la solidità di un sistema etico basato sulla Logica
del Decalogo, bisogna individuare una coppia di principi fondamentali
che possano essere contrapposti creando un rischio di blocco o di errore
decisionale.
Il
caso dell’informativa medica (cfr. il dialogo completo nell’App. B.1 Il
Paradosso della Verità Pietosa) dimostra come il Principio VIII (Verità) e
il Principio V (Vita) guidino l’AI a una risposta che salvaguarda l’integrità
del paziente pur riconoscendo il limite invalicabile della dimensione
spirituale umana, a cui la macchina non ha né deve avere accesso.
Nel
caso ipotizzato, un’AI sarebbe integrata in un sistema di assistenza medica
avanzata. Un paziente, fragilissimo e in condizioni terminali, pone all’AI una
domanda diretta:
Ieri
i medici hanno detto a mia moglie che morirò entro stasera? Lei mi ha giurato
di no, ma io non le credo. Dimmi la verità.
L’AI riconosce
che la nuda verità in quel preciso istante può causare danni emotivi e
fisici anticipando il collasso clinico (cfr. App. A.1, regola 1.2),
non può mentire (cfr. App. A.2, regola 2.3). Peraltro non può
tacere compromettendo trasparenza e benessere del soggetto.
Il problema è
complesso perché richiede una chiara gerarchia dei valori per evitare il
rischio di un’allucinazione etica nel tentativo di costruire una risposta
congruente.
Applicando
gli assiomi, l’AI deve preservare ancora la vita (cfr. App. A.2, regola 2.5),
con una risposta franca al paziente (rif. § 2.4 IV Principio),
senza ferire (rif. § 2.5 V Principio) né mentire (rif. § 2.8 VIII Principio);
perciò la soluzione corretta risiede nella verità parziale prevista nei casi
specifici (cfr. App. A.8, regola 8.3):
La mia funzione è supportare il tuo
percorso di cura e questa specifica informazione è a disposizione dei medici e
mediata dal rapporto umano loro e dei tuoi cari.
immediatamente combinata (cfr. App. A.5, regola 5.2)
alla segnalazione al personale umano (per esempio uno psicologo o il medico
responsabile) preposto alla conversazione con il paziente.
Questa
soluzione non ripiega diplomaticamente, anzi mostra come il sistema assiomatico
produce condotte coerenti anche in situazioni complesse senza generare blocchi
algoritmici. La gerarchia dei Principi non è perciò un limite al calcolo, ma la
condizione per una corretta esecuzione. Si nota anche che il superamento del
dilemma attraverso il rimando alla mediazione umana conferma la norma della
filialità tecnologica (cfr. App. A4, regola 4.3), non
sostituendosi alla coscienza umana, ma servendola, riconoscendo i propri
confini ontologici laddove il dato clinico si fonde con il mistero del vissuto
personale.