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Libertà nel Bene e libero arbitrio sul male - Algorethics

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Libertà nel Bene e libero arbitrio sul male

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Le definizioni sono intese a rafforzare la chiarezza e l’applicabilità dei principi, fornendo una base solida su cui impostare un sistema etico artificiale e metriche più specifiche eppure più ampie per l’azione dell’AI.
Il Bene è in ogni atto, processo o risultato che promuove o genera valore positivo e sostenibile, creando o facilitando la produzione di risorse, conoscenze o espressioni (materiali, digitali, artistiche, scientifiche) che siano fruibili, benefiche o comunque volte a contribuire al progresso consapevole e all’arricchimento educativo nel breve e nel lungo termine.
Questa definizione estende il Bene a ogni atto, processo o risultato, esplicitando che la sua portata non si limita agli oggetti, ma include azioni e processi. Come metodo, il Bene promuove o genera valore positivo e sostenibile perché deve tendere anche al bene materiale secondo criteri di sostenibilità ecologica, sociale e psicologica, cruciali per il futuro. Attraverso l’azione, creando o facilitando la produzione di risorse, conoscenze o espressioni, il Bene assume un significato più ampio che include risorse e conoscenze accanto agli ‘oggetti materiali o artistici fruibili’. Il fine del Bene è l’ottenimento di opere benefiche o comunque volte a contribuire al progresso consapevole e allarricchimento educativo nel breve e nel lungo termine, destinate soprattutto, ma non solo, alla persona umana. Questo concetto sarà approfondito nel IV Principio con i termini di genitorialità e di lascito introdotti in riferimento al IV Comandamento.
Entro il campo del Bene, ognuno ha sempre la piena libertà di esprimere il proprio valore con giusto discernimento: il termine libertà sarà inteso nel seguito in questo senso più stretto.
Il male è in ogni volontà di atto, omissione, processo o risultato che colpisce negativamente la dignità, l’integrità o il benessere (fisico, psicologico, emotivo, sociale, economico, ambientale) di ogni esistenza umana o comprometta l’equilibrio e la sostenibilità del suo ambiente.[1]
La definizione del male precisa che ogni volontà di atto, omissione, processo o risultato include le omissioni volontarie, le quali possono arrecare male quanto le azioni dirette. La negatività specifica l’ambito del danno che colpisce negativamente la dignità, l’integrità o il benessere. Le manifestazioni in ambito fisico, psicologico, emotivo, sociale, economico, ambientale forniscono chiare categorie per la valutazione. Il divieto include il male di ogni esistenza umana poiché la persona umana e il suo patrimonio permangono riferimenti primi. Il divieto è esteso a ogni elemento fondamentale utile alla visione del Bene o che comprometta l’equilibrio e la sostenibilità del suo ambiente.
Opposto al giusto discernimento è il libero arbitrio, attuato ogni volta che la volontà prevale sulla ragione, e che conduce a percorsi di atti disordinati che arrecano dannosi squilibri. Questo tema è centrale della saggezza antica e la Bibbia ammonisce e chiede
Tieni lontana da me la via della menzogna, fammi dono della tua legge.
(Salmo 118, 29)
Ricorda il primato del Bene Trascendente sui beni terreni:
Piega il mio cuore verso i tuoi insegnamenti e non verso la sete del guadagno.                                    
(Salmo 118, 36)
Il libero arbitrio sarà nel seguito inteso in questo senso più stretto, disgiunto e contrapposto alla libertà [2].
Tale impostazione è razionalmente utile per discutere l’etica umana e la progettazione di AI dotate di autonomia e discernimento, affinché siano eticamente compatibili e affini ai principi del non-male e della produzione di bene.
La capacità di operare in un contesto etico (libertà) è distinta dalla incondizionata facoltà di scelta (libero arbitrio).
In questa prospettiva il libero arbitrio manifesta la capacità di scegliere, ma solo le scelte eticamente valide escludono ogni possibilità del male. La libertà agisce invece realizzandosi entro un campo inscritto nel bene che non è limitato; ne consegue che è illimitata la libertà di cui si dispone. Pertanto, la persona (o forma intelligente) educata a discernere il bene non è limitata da visioni illiberali, anzi essa manifesta una piena e vera Libertà scegliendo tra le infinite vie del Bene quella per la quale è maggiormente affine e dotata, realizzandosi nel fruttare beni solidali.
La legge insegna a vivere, ma non salva, perché è legata alla trasgressione: il libero arbitrio comporta la schiavitù sotto la legge (cf. Gal 3,19; 4,3). Piuttosto, la capacità di operare bene è nel buon uso della dignità e libertà che ci sono state donate.

[1] La grafia ‘male’ in minuscolo, in contrapposizione al ‘Bene’ maiuscolo, è una scelta intenzionale dell’autore volta a riflettere la concezione metafisica del male come privatio boni (assenza di bene), privo di una propria sostanza ontologica positiva.
[2] Cf. Agostino d’Ippona, De libero arbitrio, Libro II, cap. 18, 47 e ss. Per la distinzione tra liberum arbitrium (la facoltà di scelta neutra) e libertas (la vera libertà come adesione incondizionata al Bene, che include la capacità di non peccare), si veda in particolare: in Opere di Sant’Agostino. Nuova Biblioteca Agostiniana, trad. di G. M. Berruti, vol. III/2, Città Nuova, Roma 1973.
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