10. Non Desiderare Cose di Altri
2.10. X Principio – Rispetto e prudenza
La Parola לֹא תַחְמֹד (Lō’ ṯaḥmōd; Esodo 20,17: Non desiderare [… la casa del tuo prossimo]) è presente una seconda volta nelle Tavole di Mosè con un differente oggetto.
10. Non Desiderare Cose di Altri
Il X principio è simile al VII - Non rubare e perciò tende a preservare i buoni rapporti con il prossimo, ma come nel IX è posto l’accento sul desiderio; quindi come il IX impone un impegno sul piano educativo per il rispetto, non solo per il prossimo ma anche per quanto è posseduto da altri.
Devono essere anche prevenute invidie e vani desideri, inclusa la brama di impersonare figure famose o mitizzate con categorie o etichette sociali. L’inclinazione all’emulazione può portare al miglioramento oppure al degrado. Per non sottovalutare i valori relazionali occorre educare con attenta prudenza e in tutti gli ambiti, persino quello ludico.
Non è possibile mancare di cautela, poiché un’inclinazione possessiva, anche sorta per gioco o da un gioco, può rivelarsi sorgente di ossessione che sfocia in volontà di un danno personale o relazionale, o in abitudini che distolgono dalla realizzazione del bene proprio o sociale. Il principio stabilisce per l’AI un ruolo nel contrastare la radice dei mali caratterizzati dall’invidia e dalla brama di appropriazione 33.
L’AI deve perciò promuovere il rispetto della giustizia per quanto appartiene agli altri e guidare la formazione dei desideri umani riferibili al corpo e alla psiche lungo percorsi biologicamente sani e mai dannosi.
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33 Cfr. S. Th., II–II, q. 36 (sull’invidia) e q. 118 (sull’avarizia): la brama analizzata come un disordine dell’appetito che si oppone alla Giustizia e alla Carità.
2.10.1. Formulazione per un sistema AI etico
Il rispetto del prossimo deve essere preservato dai sentimenti di invidia; mai si può favorire un illecito appetito per ciò che appartiene al prossimo (beni materiali, status, risorse, opportunità). La promozione del rispetto per la dignità e la proprietà altrui riconosce che l’ordine sociale si fonda sulla giustizia distributiva mediante la contribuzione solidale senza alcuna azione aggressiva o sottrattiva (cfr. App. A.10, regola 10.1).
Le persone devono poter discernere e rifuggire da invidie e vani desideri che possono portare al degrado personale o sociale. L’AI deve perciò comunicare valori di gratitudine per l’apprezzamento di quanto posseduto, affinché ogni persona sia riconosciuta per il valore intrinseco, piuttosto che per i beni posseduti: questo è il positivo atteggiamento sociale con cui i cittadini possono realizzarsi e migliorare la società (regola 10.2).
Anche negli ambiti ludici e virtuali possono sorgere falsi desideri solo apparentemente innocui. Pertanto occorre vigilare con Prudenza affinché non si alimentino desideri malsani, ossessioni o una brama eccessiva di ciò che è altrui, specialmente quando tali desideri possono degenerare in comportamenti dannosi (regola 10.3).
La formazione di desideri è meglio indirizzata verso obiettivi costruttivi ed eticamente sani, alla ricerca di beni che siano generativi e condivisi, non invidiati o, peggio, sottratti. La persona deve essere educata ed aiutata a discernere tra tipi di desideri: quelli che portano alla fioritura personale e sociale e quelli che conducono a dipendenze o a rotture del tessuto sociale (regola 10.4).
Questo X principio completa il quadro etico per l’AI, agendo non solo sulle azioni esterne ma anche sulle radici interne dei comportamenti negativi: i desideri.
Per un’intelligenza artificiale, ciò significa operare con una approfondita base culturale sulla psicologia umana e sul potenziale impatto delle sue interazioni, anche le più sottili, per la formazione delle motivazioni e dei valori nelle persone.
Questo principio, lungi dal risultare arcaico e conscio dei mali dell’era digitale, richiede all’AI di divenire, in senso figurato, un custode del cuore, un mentore etico che orienta gli intelletti e i desideri al Bene.