Giudizi e fiducia
A molti, persino a me, questo appare un giudizio troppo netto, tranchant, senza invocare una fiducia totale in un'antica saggezza. Molti sarebbero indotti a dubitare in nome della libertà. Il relativismo facilmente suggerisce una paventata possibilità di soluzioni differenti e più rispettose della libera imprenditiria. Cosa rispondi?
I presupposti di un’obiezione basata sulla «libertà d’impresa» e sul rifiuto di «antiche saggezze» si sgretolano se analizzati attraverso il rigore della logica computazionale e della realtà industriale .
L'invocazione della «libera imprenditoria» da sola trascura una distinzione fondamentale:
- La libertà d'impresa si applica ai mercati, non agli assiomi della fisica o della sicurezza: Nessun liberista invocherebbe la "libera imprenditoria" per commercializzare veicoli privi di freni o aerei costruiti ignorando le leggi della gravità in nome del profitto o dell'innovazione. L'Algoretica del Bene non impone un dogma teologico estrinseco o una morale di parte, ma fornisce un protocollo di sicurezza intrinseca e stabilità informatica
. Pone come assiomi non negoziabili la salvaguardia della vita umana (V Principio) e della Verità oggettiva (VIII Principio) . Rifiutare questi assiomi non significa difendere il libero mercato, ma legittimare la produzione di sistemi intrinsecamente difettosi e pericolosi per la collettività . - Il bluff del relativismo "pragmatico": I sostenitori delle soluzioni flessibili e orientate al mercato propongono solitamente modelli empirici basati su quantificazioni del rischio (come i Preparedness Framework delle Big Tech)
. L'analisi formale dimostra che tali modelli non sono affatto "neutrali" o più "liberi": essi accettano implicitamente di trattare la dignità e i diritti dei cittadini come costi monetizzabili o probabilità statistiche di danno "tollerabile" . Sostituire la Verità oggettiva con il punteggio probabilistico non produce pluralismo, ma crea un "oracolo stocastico" asservito a narrazioni dominanti o al profitto del costruttore . - La tutela della reale concorrenza tramite l'Open Source: Un'architettura chiusa, proprietaria e basata su "scatole nere" favorisce il monopolio delle corporazioni che controllano i modelli
. Al contrario, imporre un'architettura open source, ispezionabile e regolata da un'autorità pubblica indipendente, è l'atto che garantisce davvero la libera concorrenza . Impedisce che poche aziende oligopolistiche impongano all'intero mercato le proprie opache regole di allineamento utilitarista . - Non "antica saggezza", ma invariante logica vincolante: Ricorrere al Decalogo non risponde a una nostalgia passatista o dogmatica
. La sua trasposizione in regole informatiche dimostra che questi ten principi rappresentano il set minimo di assiomi per impedire che la macchina si rivolga contro l'uomo o usurpi il suo ruolo . In assenza di vincoli rigidi (come il VII Principio "Non rubare" a protezione dei beni e delle reti non concesse, o l'Obiezione di Coscienza Digitale di fronte a direttive distruttive), la "libertà" dell'algoritmo coincide unicamente con l'arbitrio di chi lo programma .
La vera libertà della persona e il progresso economico non fioriscono nell'assenza di regole, ma nell'esatto contrario: nella certezza di un quadro assiomatico che impedisca alla tecnologia di degradare l'uomo a mero dato da ottimizzare .