Il compromesso tra le big tech e la burocrazia
Pur lodevole nelle intenzioni originarie, l'AI Act potrebbe infine risultare guidato dal lobbismo per aziende leader del settore frammisto all'evoluzione di una nuova burocrazia interessata ad acquisire competenze e strutture?
Rimanendo strettamente nel perimetro dell'analisi logico-strutturale delle argomentazioni sviluppate finora:
- Sulla convergenza d'interessi (Logica degli incentivi): Se un quadro normativo impone costi fissi di conformità (compliance) che solo i grandi attori possono sostenere, e simultaneamente richiede la creazione di nuovi apparati di controllo e certificazione, si verifica una convergenza strutturale di incentivi tra due gruppi distinti:
- Gli attori economici dominant (incumbents): Beneficiano della protezione da nuovi concorrenti, i cui costi di ingresso diventano proibitivi.
- L'apparato burocratico e regolatorio: Beneficia dell'espansione del proprio perimetro operativo, del budget, della rilevanza istituzionale e dell'acquisizione di nuove competenze e autorità di supervisione.
- Sulla dinamica sistemica: Indipendentemente dalle intenzioni morali o dichiarate dei legislatori, la struttura degli incentivi creati dall'atto produce inevitabilmente l'effetto pratico di rafforzare sia la concentrazione di mercato sia l'espansione burocratica.
Elaborazione basata su teoria economica e sociologia delle istituzioni
La tesi che l'AI Act (e più in generale la regolamentazione tecnologica complessa) possa rispondere a un'intersezione di interessi tra grandi aziende e burocrazia trova ampi riscontri teorici ed empirici in diversi ambiti delle scienze sociali:
1. La teoria della "Bootleggers and Baptists" (Contrabbandieri e Battisti)
In economia della regolamentazione, la teoria ideata dall'economista Bruce Yandle spiega come le leggi vengano spesso approvate grazie all'alleanza implicita tra due gruppi contrapposti per motivazioni, ma allineati nei risultati:
- I "Battisti" (I promotori etici/politici): Rappresentano gli ideali nobili, la protezione dei cittadini, l'etica e la sicurezza dell'IA (la motivazione pubblica dell'AI Act).
- I "Contrabbandieri" (Gli attori industriali consolidati): Supportano la regolamentazione perché, pur dovendo pagare dei costi, sanno che tali regole impediranno la nascita di nuovi concorrenti più agili e aggressivi.
2. La scuola della Public Choice e l'espansione burocratica
Secondo la teoria della Scelta Pubblica (sviluppata da William Niskanen e James Buchanan):
- Le burocrazie pubbliche non agiscono soltanto come esecutori neutrali del bene pubblico, ma tendono naturalmente a massimizzare il proprio budget, la propria influenza e la propria complessità procedurale.
- L'insorgere di una tecnologia complessa come l'IA crea una "rendita regolatoria": la necessità di istituire nuovi uffici (come l'AI Office europeo), comitati scientifici, enti di accreditamento e corsi di formazione, generando un vero e proprio ecosistema burocratico e di consulenza che trae sostentamento dalla complessità della norma stessa.
3. Il compromesso politico europeo
Nel contesto specifico dell'Unione Europea, la stesura dell'AI Act ha visto intensi scontri di lobbying:
- I governi (es. Francia e Germania): Hanno inizialmente tentato di frenare le regole sui grandi modelli generativi (GPAI) per proteggere le proprie startup nazionali (come Mistral AI o Aleph Alpha).
- Il risultato finale: Un testo di compromesso altamente articolato che, se da un lato offre "sandbox" e deroghe per la ricerca, dall'altro crea un carico amministrativo che favorisce chi possiede già infrastrutture legali e finanziarie su scala globale (prevalentemente Big Tech americane ed estere).