Madonna_della_Guardia - 2017 - Omelie di S.E. card. Angelo Bagnasco - Brani collegati alle Letture Liturgiche

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Madonna_della_Guardia - 2017 - Omelie di S.E. card. Angelo Bagnasco

Bagnasco
testo integrale dell’omelia dell’Arcivescovo pronunciata nella S. Messa della Vigilia:
Cari Fratelli e Sorelle Cari giovani il pellegrinaggio alla Guardia avviene dopo la Visita del Santo Padre a Genova. Ricordiamo con commozione l’incontro con lui qui nel santuario: la preghiera silenziosa, le vostre domande e le sue risposte. Perché non rimanga solo un bel ricordo, desidero quest’anno riprendere alcune parole del suo magistero.
1. La gioia della missione
Facendo riferimento alla “missione diocesana dei giovani ai giovani” – frutto del Congresso Eucaristico Nazionale del 2016 – il Papa ha ricordato che la gioia più vera è Dio solo: solo Lui, infatti, può riempire il cuore umano e rispondere all'anelito interiore di cui ho parlato nella lettera Pastorale dal titolo “Chi è l’uomo perché te ne ricordi ?”. Noi siamo desiderio di infinito, la nostra carne mortale lo cerca, l’anima immortale lo invoca: nessun appagamento umano può colmare la sete di felicità piena e perenne che ci brucia dentro. Questo desiderio è forte e struggente; è come una ferita salata, un tormento benefico che ci accompagna e che si placherà solo in cielo. Ecco perché incontrare Gesù è la fortuna più grande che ci possa capitare, ed ecco perché la fede è sorgente di una gioia che convive anche con le croci della vita. Annunciare il Vangelo è uscire da noi stessi, è andare verso agli altri non perché ci sentiamo migliori, ma perché siamo stati graziati, perché ci sappiamo debitori di Cristo. Sì, condividere la luce di Gesù è gustare la gioia vera.
2. Turisti della vita
Cari Amici, non ripieghiamoci mai su noi stessi: vivere rinchiusi è diventare opachi, è vivere la vita come dei “turisti”! Ecco la seconda parola del Papa che voglio rilanciare. Andando per il mondo, anziché nutrire l’intelligenza e lo spirito con la bellezza che i luoghi ci offrono, siamo a volte tentati di ingolfarci. Questo atteggiamento, che non contempla ma fagocita, porta alla smania di fotografare tutto per ritornarci sopra in seguito; può portare ad accumulare nella mente il più possibile nel segno della quantità delle cose belle, ma non della intensità della bellezza.
Questo modo di fare – se diventa uno stato dell’anima - deturpa non solo il bello che si esprime nell'arte e nella natura, ma la vita stessa e gli altri. Fa correre da un posto all'altro, da una cosa all'altra, da una persona all'altra,. Ma non aiuta a vivere: fa consumare tutto, ma non gustare niente. Ricordare dei volti e dei nomi non è incontrare delle persone: ‘quanta gente di cui possiamo dire: sì è quello’, ma non sappiamo guardare il loro cuore, non sappiamo cosa pensano, perché mai il mio cuore si è avvicinato” veramente! Essere delle persone mature, adulte, non significa avere accumulato esperienze, visitato molti luoghi, visto molte persone, conoscere lingue diverse, avere grande cultura. Tutto questo non basta per essere adulti: possiamo rimanere dei superficiali, degli immaturi bisognosi di dipendere da qualcuno o di legare a sé gli altri. Tale modo di vivere porta a crederci di essere il centro del proprio ambiente della famiglia, del lavoro, della parrocchia, del gruppo; incapaci di relazioni libere e positive, preoccupati solo di noi stessi, chiusi nel ristretto cerchio dei nostri angusti interessi e degli intimi, alla ricerca di gregari, e forse di complici. Rimanendo così incapaci di allargare lo sguardo sul mondo; incapaci perché infantili, cioè indisponibili a morire per gli altri senza nulla pretendere. Questo è il criterio vero, il banco di prova della nostra maturità umana e cristiana. Nient'altro!
Le parole del Papa invece – queste e altre che riprenderò domani - ci spingono “al largo” per avere “orizzonte e coraggio”, per non morire asfissiati chiusi in noi stessi, abili a recriminare ma non a costruire, presenze di lamento ma non di responsabilità, decisi a metterci la faccia per una “normalità” diversa da quella che viene propagandata e che sembra sempre più diffondersi.
Voi giovani, in forza dei vostri anni, siete in grado di giudicare il mondo degli adulti e dire con umiltà e chiarezza: questo non è bene, non è vero, questo non è normale. Avete questa capacità perché non siete ancora incrostati da pregiudizi, prigionieri di interessi che si alimentano di bugie e raggiri. Nonostante inesperienza, turbamenti, incertezze ed errori, voi siete più liberi ed avete il fiuto di ciò che è veramente importante anche se difficile. Non lasciatevi rubare questo intuito , né corrompere il vostro desiderio di verità e di bene, di immensità e di cielo.
3. Conclusione
La Santa Vergine ci preservi dalla presunzione che accentra, rinchiude, recrimina e intristisce. Ci doni, cari Amici, di respirare aria pura, vedere orizzonti ampi, scopri ehi abbiamo accanto senza sognare realtà lontane (e comode perché lontane) dimenticando i doveri e le persone vicine.
Ci doni di non aver paura di sentire la grande nostalgia che è Cristo, alba di un modo nuovo, di un’umanità bella. Ricordate: la cura della vita spirituale – che ha come cardini la confessione e la direzione spirituale, il Vangelo Parola di vita eterna, l’Eucaristia Pane dell’arrampicata, la Chiesa come compagnia - è l’unico sentiero.
Angelo Card. Bagnasco Arcivescovo Metropolita di Genova

omelia dell’Arcivescovo pronunciata nella S. Messa del mattino della solennità di N.S. della Guardia:
Autorità,
Cari Fratelli e Sorelle,
1. La Visita del Santo Padre Francesco e l’eco delle sue parole sono vive nei nostri cuori. Vogliamo rilanciare alcuni messaggi perché, dopo il colpo d’ala che ha dato a Genova, non si smorzi lo slancio del volo. Come ho già detto in altra occasione, alcune parole decisive sono legate al nostro essere città di mare – Genova - rilucente come una perla preziosa custodita da una conchiglia fatta di terra e di mare, di vento e di cielo, splendete come una regina adagiata al centro della terra ligure. Al Papa abbiamo espresso anche la speranza che egli, vedendo il mare ovunque sarà, ricordi questo nostro mare, questo porto dal quale partirono – migranti - i suoi familiari in cerca di fortuna. Gli abbiamo chiesto di pregare per noi, certo che noi lo portiamo nella nostra preghiera con affetto e gratitudine.
2. Le parole che il Papa ci ha consegnato si possono raccogliere - come in uno scrigno – in due: “orizzonte e coraggio”. Esse danno intonazione a tutte le altre che ci ha donato nei diversi ambienti: ILVA, Cattedrale, Guardia, Gaslini, Messa conclusiva.
Nel mondo del lavoro, nel Presbiterio e nella Vita consacrata, con i giovani, i poveri, i malati, specialmente i bambini e le loro famiglie, bisogna avere orizzonte. Ciò significa, innanzitutto, che per vedere le situazioni della gente, della Chiesa e della Città, bisogna avere prospettiva, non esaurirsi in una visione di corto respiro. Significa che le cose si possono affrontare meglio solo dentro ad un programma ampio ma realistico, senza illudersi che tutto sia possibile subito.
Proprio per questo si può essere tempestivi ed efficaci. Il rischio può essere - dato che le circostanze sono in continuo movimento e le soluzioni non sono mai perfette - quello di attendere sempre il momento magico che non giungerà, e quindi di non agire in attesa di inesistenti tempi perfetti. Basta saperlo!
3. Com'è noto, per la Città l’urgenza prima resta il lavoro e l’occupazione: dagli organi di informazione si sente dire che il lavoro cresce, che lo sviluppo riprende. Noi lo speriamo fortemente; ma le nostre parrocchie vedono che la disoccupazione resta grande: vediamo che i centri di accoglienza della Caritas, le opere e le mense dell'Auxilium, dei Religiosi e delle Religiose come di altre Organizzazioni ecclesiali, sono sempre all'opera. Le famiglie sono in difficoltà, alle prese con la disoccupazione dei figli, dei genitori, delle tasse impietose, delle utenze e della fine del mese. Troppi sanno nella propria carne che “quando manca il lavoro del lunedì, non è mai pienamente domenica”. Il quadro è all'attenzione operosa di tutti, qui e in Italia, sapendo che ognuno deve fare la sua parte; che è necessario uno scatto più deciso di solidarietà e di sussidiarietà, di virtuose e ardite collaborazioni, superando eventuali diffidenze e personalismi, “testardi nella speranza” come ha ricordato il Papa. E convinti che per muoversi ci vuole orizzonte e coraggio per attraversare le distanze. Il coraggio il Signore non lo fa mancare a chi lo chiede con sincerità; ma il coraggio deve essere condiviso in obiettivi concreti, e si traduce nel remare insieme.
4. Per quanto riguarda la Chiesa di Genova, moltissimi sono gli indirizzi e le riflessioni che il Santo Padre ha lasciato: in molte cose ci ha confermato, in altre ci ha incoraggiato a non temere, a “gettare ogni giorno l’ancora in Dio”. Ci ha confermato nella fedeltà umile ai doveri sacerdotali e apostolici che la Chiesa ha affidato a ciascuno: fedeltà felice, generosa, senza scoraggiamenti o pigrizie, consapevoli che la pastorale ordinaria delle nostre comunità non è la traduzione di uno stanco”abbiamo fatto sempre così”, ma è fedeltà generativa alla vita concreta della gente, con i suoi tempi e responsabilità, gioie e ansie. Sì, siamo felici di rispondere alla consacrazione a Cristo e al popolo di Dio. Vogliamo essere generosi nel fare di noi stessi – anima e corpo, tempo, intelligenza e cuore – un dono d’amore; senza complessi perché – come ci ha detto chiaramente il Papa – la Chiesa ci chiede non di fare cose straordinarie o eclatanti, ma di fare le cose quotidiane con animo missionario, vale a dire sapendo che chi si affaccia alla Chiesa ha bisogno dell’annuncio del Risorto, di trovare speranza e pazienza. Oggi le nostre comunità in Europa sono terra di missione, e la missione ha bisogno di presenza, accoglienza e parola: ha bisogno di Cristo.
5. E poi il Papa ci ha incoraggiato a crescere nella vita spirituale e nella fraternità presbiterale. Dobbiamo camminare più spediti, con fede e umiltà, su questa strada: Gli incontri diocesani, vicariali, interpersonali, i ritiri e gli esercizi spirituali, qualche fine settimana insieme… sono opportunità preziose. Ma a poco servirebbero senza l’adesione personale di ognuno. L’obiettivo primario – come molte volte ci siamo ripetuti – non è fare le cose insieme, ma crescere nell'amore reciproco, nella stima e nella fiducia, è comunicarci l’anima raccontandoci le opere di Dio nella nostra vita e nel servizio alle anime.
Ecco, cari Amici, l’orizzonte e il coraggio che il Papa ci ha esortati ad avere. E noi questo lo mettiamo davanti a Maria Santissima, perché ci accompagni nel nuovo anno civile ed ecclesiale.
Siamo certi che Lei renderà fecondo ogni più piccolo passo personale e comunitario.
Angelo Card. Bagnasco Arcivescovo Metropolita di Genova

omelia dell’Arcivescovo pronunciata nella S. Messa del pomeriggio della solennità di N.S. della Guardia:
Cari Fratelli e Sorelle
Il pellegrinaggio alla Madonna della Guardia è un appuntamento atteso e significativo per noi genovesi e non solo. Tanto più quest’anno, a breve distanza dalla visita del Santo Padre Francesco, che ha lasciato nei nostri cuori la sua parola e i suoi gesti Desidero qui ricordare alcuni temi dell’Omelia della Messa conclusiva.
1. La nostra umanità è in cielo
Il Papa – parlando dell’ascensione – ha affermato che con il Risorto “la nostra carne umana ha varcato la soglia del cielo: la nostra umanità è in Dio per sempre (…) Per questo Dio non si staccherà mai dall'uomo”. In questo orizzonte di fede, la vita di ogni uomo ha un valore unico e vale sempre la pena di essere vissuta con responsabilità verso la terra e cercando le cose del cielo, come ricorda l’Apostolo Paolo. Oggi è necessario ritornare frequentemente sulle realtà celesti, che sono la meta verso la quale camminiamo, poiché il modo di pensare corrente riduce la nostra vita al presente, al materiale, come se non ci fosse che il vuoto oltre la morte. Come se la morte non fosse la porta della vita piena. La mentalità corrente, che assedia da ogni parte, dà una visione capovolta della realtà, riducendola esclusivamente a ciò che si vede, si tocca e si misura. Anche noi cristiani siamo tentati da questo modo di pensare che mette al centro l’individuo con le sue voglie e interessi, misura del bene e del male, della verità e del falso. E’ invece necessario purificare continuamente il nostro modo di giudicare alla luce del pensiero di Gesù e del suo modo di amare e di vivere. Per questa opera di continua conversione dobbiamo “ogni giorno gettare l’ancora in Dio”. Questa immagine è molto espressiva di ciò che è la preghiera quotidiana, che non deve mai mancare personalmente e in famiglia.
2. Intercedere presso Dio
Il secondo tema, sul quale il Papa si è soffermato, è quello dell’intercessione. Come Gesù asceso al cielo intercede continuamente per noi presso il Padre presentandogli le sue piaghe gloriose, così anche noi abbiamo con Lui il compito e la gioia di intercedere presso Dio per noi, per non essere sommersi dal “male di vivere” tanto diffuso; per i fratelli e per il mondo, affidando a Lui “i pesi, le persone, le situazioni”. Veramente la preghiera collega la terra al cielo e “permette a Dio di entrare nel nostro tempo”. Veramente “la preghiera è la forza che fa andare avanti il mondo”. Dobbiamo credere molto di più alla preghiera, alla sua necessità, alla sua potenza, alla sua bellezza. Nessuno dica: io non sono capace, non ho tempo, è difficile. Anche amare
è difficile, e non sempre siamo capaci, ma s’impara. Così a pregare s’impara pregando: mettendosi davanti a Gesù, nel tabernacolo, nella nostra casa, in un luogo solitario.. Specialmente in alcuni momenti della giornata dobbiamo entrare nel profondo del nostro cuore che contiene Colui che l’universo non può contenere: lì troveremo Lui, e con Lui anche noi. Ci parlerà di sé e anche di noi!
3. Annunciare il Signore
Infine, il Pontefice ha raccomandato di annunciare il Signore là dove ognuno vive, ricordando che Gesù ha fiducia in noi e quindi non dobbiamo temere. Ma anche ricordando che ogni giorno siamo chiamati a superare le nostre chiusure interiori, vincendo le posizioni di comodo, sapendo che il Maestro ci invia per ogni angolo della vita per dire con semplicità che Gesù è la nostra speranza, il sole del mondo, il nostro respiro, il destino. Non ci vuole chissà quale preparazione teologica o culturale: gli apostoli erano uomini semplici, del popolo. Ci vuole umiltà e un po’ di fede in Gesù.
Non si tratta di fare delle disquisizioni accademiche o delle difese argomentate, basta comunicare umilmente ciò che il Signore è per noi, che Dio è Qualcuno che si incontra, che è La ragione alta della nostra esistenza.
Cari Amici, lasciamoci andare alla fede: non rendiamola complicata. Non lo è e ce ne accorgiamo vivendola. La santa Vergine ci renda semplici come dice il suo Figlio Gesù: “Ti ringrazio, o Padre, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli”.
Angelo Card. Bagnasco Arcivescovo Metropolita di Genova
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